Conoscere bene AirTag aiuta a difendersi dallo stalking

L’analisi Kaspersky sui punti deboli di AirTag in fatto di stalking, per sensibilizzare e spiegare come difendersi
Nonostante le rassicurazioni di Apple, e la promessa di intervenire a breve, gli episodi preoccupanti sull’abuso di AirTag non accennano a diminuire.
Tra i più significativi, un’indagine della polizia canadese su diversi incidenti in cui i criminali hanno usato il dispositivo Apple per rubare auto. Semplicemente, hanno attaccato un AirTag sul mezzo in un parcheggio pubblico, l’hanno usato per capire dove viveva il proprietario, e poi di notte hanno agito in tutta calma.
Oppure, un attivista tedesco ha scoperto l’ubicazione di un’agenzia statale top-secret dopo averle inviato una busta contenente un AirTag.
Senza trascurare le ormai numerose testimonianze di stalking, I criminali attaccano il tag alla macchina della donna o lo infilano nella sua borsa, così da scoprire dove vive e spiarne i percorsi giornalieri.
In teoria, in situazioni del genere, Apple ha previsto una contromisura. Se il tag si muove costantemente mentre è lontano dall’iPhone a cui è associato, l’altoparlante integrato inizia a suonare. Tuttavia, non è servito molto tempo ai criminali modificare il sistema e disattivare lo speaker.

Il prezzo della popoplarità
Ancora peggio, gli scenari potenziali osservati dai tecnici Kaspersky. Un ricercatore indipendente ha infatti già ottenuto con successo l’accesso al firmware protetto del dispositivo. Significa poter sfruttare la rete di centinaia di milioni di iPhone per tracciare illegalmente le persone all’insaputa del produttore, dei proprietari degli smartphone loro malgrado coinvolti in un’operazione di ricerca e delle vittime stesse.
Naturalmente, come sottolineano e tranquillizzano gli stessi esperti Kaspersky, il problema è condiviso con tutti i dispositivi di tracciamento analoghi sul mercato da tempo e lo scenario peggiore è ancora abbastanza lontano da poter intervenire per tempo.
AirTag però, è di gran lunga più conosciuto e diffuso, quindi anche più a rischio. D’altra parte, l’utilizzo è vincolato a un account Apple, difficile da creare in modo anonimo senza fornire un vero nome e di solito un numero di carta di credito. Se la polizia denuncia un caso di tracciamento illegale, di regola il produttore consegna questi dati.
In sostanza, Apple non ha certo inventato il cyberstalking, ma ha comunque fornito una tecnologia conveniente utile per le persone interessate allo stalking illegale. È responsabilità dell’azienda rendere più difficile l’utilizzo del dispositivo per scopi discutibili.
Le dichiarazioni stesse di Apple sono un’ammissione indiretta di problemi imprevisti. In una lunga dichiarazione al riguardo, l’azienda riconosce come prima di rilasciare gli AirTags, non avesse previsto tutti i modi di usarli, sia legali sia illegali. Impegnandosi a rimediare.

Mai abbassare la guardia
Al momento però, i problemi restano. Per quanto esistano sempre soluzioni più sofisticate e abbordabili per i malintenzionati interessati a pedinamento e stalking, ora bisogna prendere atto di uno strumento in più.
Tuttavia, gli sviluppatori di applicazioni spyware e stalkerware stanno facendo del proprio meglio per renderle il meno rilevabili possibile. Oltre a tracciare la posizione, le app di tracciamento danno alla spia molte altre opzioni. In particolare, aprono l’accesso a documenti, foto e messaggi della vittima, realtà per certi versi ancora più pericolosa della geolocalizzazione.
Per Kaspersky non ci sono dubbi: in caso si sospetti di essere tracciati, la prima cosa da fare è proteggere il proprio smartphone con app dedicate.
Inoltre, è sempre possibile cercare in giro AirTag sconosciuti. Per chi usa iPhone, è facile ottenere notifiche su tag connessi. Su Android si può comunque utilizzare l’app Apple Tracker Detect.
Foto apertura: Kaspersky
Pubblicato il 24/2/2022