Passo dopo passo, Antonella Palmisano marcia nella storia

Dietro i successi di Antonella Palmisano nella marcia, non solo a Tokio 2020, impegno, passione e un uso saggio della tecnologia
Se nello sport la fatica fosse proporzionale alla visibilità mediatica, di marcia si parlerebbe tutti i giorni. Invece, nella maggior parte dei casi è una di quelle discipline tra le meno seguite da canali di informazione. Una situazione non certo facile per chi, come Antonella Palmisano, alla marcia ha scelto di dedicare la vita e raccogliere i risultati in termini di popolarità, e riconoscenza, solo quando arrivano i grandi risultati.
Inevitabilmente, dietro la campionessa olimpica in carica nella 20 km di Tokio 2020, non c’è quindi solo talento. C’è anche una forza di carattere invidiabile, indispensabile per alzarsi tutti i giorni e allenarsi in vista di obiettivi spesso lontani.
Un perfetto esempio di volontà e carattere, m anche di una passione al di fuori della propria specialità. Raccontata in occasione del recente Garmin Beat Yesterday.
Come è stato arrivare improvvisamente alla grande popolarità, nonostante la vittoria di agosto 2021 non si possa certo considerare una sorpresa?
Effettivamente, già prima delle olimpiadi potevo contare su un buon palmares. Una medaglia di bronzo ai Mondiali del 2016 e un primo e un altro terzo posto agli Europei, rispettivamente nel 2020 e nel 2018. Mancava però quella più importante, l’olimpiade, e anche se personalmente me l’aspettavo, riuscire a ottenerla in gara è del tutto diverso. È stata una bellissima sorpresa e sono naturalmente contenta di verla raggiunta.
Come ci si ritrova a gestire una tale emozione?
Passare dall’ammirazione di un gruppo ristretto di appassionati all’interesse di massa è certamente un’emozione forte. Puoi anche immaginare momenti del genere, ma la realtà è sempre diversa. Quando arrivi così in alto, fama e attenzione cambiano, vieni gratificata per tutto il lavoro fatto. Si viene riconosciuti per strada e si diventa dei modelli di riferimento. Più di tutto però, una cosa che non passa, la medaglia d’oro ti rimane.

Potrà sembrare banale, ma dietro un traguardo del genere c’è un impegno non comune. Quanto è stato difficile?
La vita di un marciatore è piena di fatiche e rinunce. Sono tantissime le ore spese in allenamento e se vuoi raggiungere certi traguardi non puoi permetterti sabati sera o fine settimane all’insegna del solo divertimento. Per quanto mi riguarda però, alla fine vieni ripagata.
Anche perché, comunque nella tua vita non c’è solo la marcia, coltivi anche una grande passione per i motori. Come riesci a conciliare le due cose?
È una passione sin da piccola. Non mi è mai piaciuto giocare con le bambole, mio papà faceva motocross e io ho iniziato presto a guidare giocattoli già con le marce. È qualcosa che hai dentro; forse, già un segnale di andare alla ricerca della velocità. Motori e marcia li ho nel sangue da sempre e ancora oggi mi piace fare delle gare per vincere.
Com’è il tuo rapporto con la tecnologia durante gli allenamenti e le gare?
L’ho sempre usata, ma in questi anni è cambiata tantissimo. Ci sono stati grossi passi aventi e miglioramenti. Per esempio, oggi posso contare su un orologio in grado di calcolare la velocità del passo, la cadenza la distanza e anche parametri più particolari, come il numero di passi al metro. Tutte operazioni che una volta doveva fare a mano l’allenatore mentre mi seguiva di persona. Ora, posso capire meglio se sono in grado di raggiungere un obiettivo.

Fino a che punto si può contare su un aiuto del genere?
Le prestazioni le ottieni comunque con l’allenamento. Dedizione e impegno naturalmente non si possono sostituire Resta però un ottimo aiuto, anche con le indicazioni in base alla persona e al momento. Un aiuto importante per capire fino a che punto ti puoi spingere.
Come possono essere sfruttati al meglio anche da parte dei semplici appassionati?
Possiamo contare su dispositivi utili a tutti i livelli. Il classico orologio è un ottimo aiuto per le indicazioni e i consigli, soprattutto per i principianti. Per chi vuole però arrivare a grandi livelli, un allenatore e un team restano indispensabili.
Spesso, soprattutto a livello amatoriale, si corre il rischio di strafare per voler a tutti i costi sfruttare un’occasione di allenarsi. Come consigli di comportarsi?
Prima di tutto, di non abusarne. Come in qualsiasi situazione, l’eccesso è controproducente. Saper dosare il giusto sforzo fa sempre bene e in questo si può appunto contare su uno smartwatch. Per esempio, anche solo valutando il livello di stress della giornata. Bisogna essere bravi a regolare l’allenamento di conseguenza. A lungo termine, eccedere nelle prestazioni non fa mai bene.
Pubblicato il 9/1/2023